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INCONTRO #21 ERASE TO MAKE A MARK

INCONTRO
Giovedì 2 maggio
ore 15.30

OPENING
Giovedì 2 maggio
ore 18.30

MOSTRA
03.05.2019 – 16.05.2019
dal lunedì al venerdì
10.00 – 13.00 | 15.00 – 17.00
sabato 14.00 – 17.00
Ingresso libero

Ufficio stampa ddl studio
T 02 89052365
info@ddlstudio.net

La terza mostra INCONTRO #21 ERASE TO MAKE A MARK, a cura di Alessandro Laita e Chiaralice Rizzi, si è sviluppata partendo dal costituire un gruppo di lavoro formato da artisti la cui poetica si incontra nella scoperta del limite come luogo di azione della ricerca artistica. Coscienza del limite come ciò che ci permette di avvertire quello che si agita sotto ad esso e che non è presentato come negativo ma come qualcosa che nella sua incertezza ci determina e che perciò non vuole essere attutito. Ogni lavoro è una sintesi non esaustiva sull’idea di limite come possibilità di un nuovo attraversamento.

Nell’installazione di William Raffredi il cerchio disegnato sul foglio riverbera nello spazio divenendo un anello di acciaio in un passaggio dalla seconda alla terza dimensione. I continui rimandi alla classicità (il tavolo con l’arco a tutto sesto, il colore, la disposizione del cerchio) ricordano lo spazio complesso dello studio di San Girolamo nel dipinto di Antonello da Messina.

La facoltà di immaginare ciò che oltre il limite delle apparenze rimane invisibile è presente nella tela di Isabella Modanese che accoglie i visitatori come un grande arazzo. In questo caso, il lavoro invita ad immergerci in un’immagine in cui sono state isolate le apparenze di istanti precedentemente catturati dalla pratica fotografica. La riflessione sulla relatività del punto di vista nelle sue componenti spaziali e temporali è l’attraversamento proposto dal lavoro di Gaia Spinelli, che costruisce un tunnel la cui fuga prospettica si estende all’interno della stanza con un raggio di luce che la colpisce dall’altro lato. Lo spazio della sala principale è mappato dalle rocce nere che Giacomo Morelli decide di appoggiare negli interstizi delle fughe del pavimento. La griglia geometrica che ne risulta ridisegna lo spazio impendendone il normale attraversamento. I gessi di Chiara Mecenero si presentano come rovine dove l’occhio si ferma come davanti a fossili di cui cerchiamo di capire il disegno. Resti, bassorilievi sui quali si intrecciano le storie che Chiara e Isabella hanno condiviso. Alcuni disegni di Isabella sono infatti stati fatti bruciare sul gesso e il segno che ora lasciano diventa una soglia tra memoria personale e condivisa.

Il disegno come traccia ritorna anche nel lavoro di Amina El Khatib che su un foglio di alluminio imprime le forme di gioielli tradizionali della cultura Berbera. Il supporto riflettente diventa un portale tra due momenti nella storia e due spazi differenti, le sue origini, la sua infanzia e il dialogo ad una voce tra lei e il destinatario del lavoro che non c’è più.

L’alluminio è il materiale usato anche da Martina Paradiso, che accartocciato e battuto fino a diventare una sfera, abita lo spazio in cui è stata creata ma allo stesso tempo ne rimane imprigionata, non potendo più attraversarne la soglia. Questa impossibilità è presente anche nel lavoro di Shabnam Ghafghazi e presentato come un dialogo tra due materiali: il marmo e il vetro. Il pensiero va immediatamente alla Ka’ba, il luogo più sacro per la cultura islamica e il cui mistero è accessibile solo agli inservienti e alle personalità più illustri che ne hanno la custodia. L’artista ha cercato di rendere il cubo perfettamente liscio ma nonostante questo sforzo, alcuni angoli sono smussati o rotti, come a condividere l’idea che il tentativo di raggiungere un assoluto si possa compiere solo attraverso l’imperfezione e che la pratica artistica sia qualcosa che scopre la sproporzione tra la complessità del mondo e i nostri mezzi di interpretazione e che possa agire sempre ai margini, costruendo un linguaggio che tenti di trovare le proporzioni della vita, e il posto dell’arte in essa.

INCONTRI # è un progetto voluto da Adrian Paci, dopo il suo ingresso nel Comitato Scientifico della Fondazione, che persegue l’obiettivo di coinvolgere giovani allievi delle accademie milanesi, offrendo loro un punto di riferimento per esplorare una dimensione di confronto e di scambio. Gli studenti, grazie alla Fondazione Adolfo Pini, hanno l’occasione di esporre al di fuori delle strutture accademiche. L’intento di queste esperienze, e del progetto nel suo complesso, si inserisce nel solco delle finalità statutarie della Fondazione Adolfo Pini, da sempre rivolte al sostegno dei giovani artisti.