Casa dei Saperi

CONVERSAZIONE CON STEFANO BONI

CONVERSAZIONE CON STEFANO BONI
Dall’Homo Faber all’Homo Comfort.
L’utopia è la vita comoda o faticosa?

Martedì 3 dicembre, ore 19:00
Ingresso libero fino a esaurimento posti

Ufficio stampa ddl studio
T 02 89052365
info@ddlstudio.net

Martedì 3 dicembre alle ore 19.00, nell’ambito del progetto Casa dei Saperi, la Fondazione Adolfo Pini propone un incontro dal titolo Dall’Homo Faber all’Homo Comfort. L’utopia è la vita comoda o faticosa?  con l’antropologo Stefano Boni.

Ideato e diretto da Valeria Cantoni Mamiani e a cura di Sonia D’Alto, Elisa Gianni, Itamar Gov, Cristina Travanini e Alessia Zabatino, Casa dei Saperi è il progetto della Fondazione Adolfo Pini dedicato, per i prossimi due anni, alle Nuove Utopie con un alternarsi di talk, workshop, seminari, lecture e proiezioni.

Stefano Boni analizzerà la comodità, la sua presenza ineliminabile nelle nostre vite e le sue conseguenze sulla capacità di percepire e interpretare la realtà. La riflessione si svilupperà in un dialogo con Elisa Gianni, componente del team curatoriale.

L’incontro con Stefano Boni prende spunto dal suo ultimo libro Homo Comfort (Elèuthera, 2019) per esplorare il tema della comodità, raramente indagato dalle scienze sociali. Homo comfort è l’umanità che, grazie all’ipertecnologia vive liberata da ogni fatica, pervasa dagli agi al punto da non riuscire nemmeno più a riconoscerli. Amata e ricercata oltre ogni effettiva necessità, la comodità, in meno di un secolo, è andata ben oltre la dimensione sensoriale ed esperienziale dei singoli, diventando un tratto necessario e cruciale dell’ideologia globale. Ma la contropartita è alta e gli effetti di questa “comodità di massa” emergono nella distruzione dei sistemi sociali, economici ed ecologici.

Dalla messa in discussione della comodità diffusa nelle nostre vite, emerge la proposta che l’utopia non sia la vita agiata ma quella che prevede un certo grado di fatica.

Stefano Boni adotta il punto di vista del comfort per affrontare il progresso, l’evoluzione tecnologica e il consumismo da un punto di vista nuovo, mirato non a una critica fine a sé stessa, ma alla diffusione di una maggiore consapevolezza sugli effetti che la crescita dell’agio ha prodotto sull’umanità: dai sensi alle coscienze e al vivere politico, tutto sembra tendere alla previsione e al controllo oltre che alla minimizzazione dell’imprevisto, del rumore, della fatica.

Alla Fondazione Adolfo Pini, Stefano Boni esaminerà la metodologia usata per la sua ricerca e approfondirà le trasformazioni cognitive, sensoriali e fisiche dell’ipertecnologia e della conseguente schermatura dall’organico.

Homo Comfort non è un’etnia, una civiltà, una classe sociale”, scrive Stefano Boni nella premessa di Homo Comfort (Elèuthera, 2019). Homo Comfort siamo noi.

Stefano Boni (Roma 1970) si è dottorato a Oxford in antropologia e ha svolto ricerche etnografiche sul campo dapprima in Ghana, poi in Venezuela e Italia. Attualmente insegna antropologia culturale e antropologia politica presso le Università di Modena e Reggio Emilia. Ha pubblicato vari saggi in antologie e riviste ed è autore di “Le strutture della disuguaglianza” (Angeli,2003), “Vivere senza padroni, antropologia della sovversione quotidiana” (Elèuthera, 2006), “Culture e poteri, un approccio antropologico” (Elèuthera, 2011), “Homo Comfort, il superamento della fatica e le sue conseguenze” (Elèuthera, 2014-2019). Ha curato “Critica della democrazia occidentale” di David Graeber (Elèuthera, 2012) e “Lo sguardo dello Stato” di J.C. Scott (Elèuthera, 2019). Il tema di ricerca che ha caratterizzato il suo percorso di riflessione è quello della dialettica tra uguaglianza e disuguaglianza tra gli esseri umani nelle varie configurazioni culturali, con un particolare interesse all’impatto delle trasformazioni tecnologiche contemporanee sulla distribuzione del potere.