Casa dei Saperi

TALK CON ANTONIA ALAMPI

TALK CON ANTONIA ALAMPI
Geografie immaginarie, quale funzione?

Martedì 8 ottobre, ore 19.00
Ingresso libero fino a esaurimento posti

Ufficio stampa ddl studio
T 02 89052365
info@ddlstudio.net

Martedì 8 ottobre alle ore 19.00, nell’ambito del progetto Casa dei Saperi, la Fondazione Adolfo Pini propone un incontro dal titolo Geografie immaginarie, quale funzione? con la scrittrice e curatrice Antonia Alampi.

Diretto da Valeria Cantoni Mamiani e a cura di Sonia D’Alto, Elisa Gianni, Itamar Gov, Cristina Travanini e Alessia Zabatino, Casa dei Saperi è il progetto della Fondazione Adolfo Pini dedicato, per il 2019/2020, alle Nuove Utopie con un alternarsi di talk, workshop, seminari, lecture e proiezioni.

Con Antonia Alampi si parlerà di immaginazione e delle sue contraddizioni. Proposto da Sonia D’Alto, componente del team curatoriale di Casa dei Saperi, l’incontro interroga la possibilità di un’appartenenza non geografica ma planetaria, basata su un’interdipendenza di tutti, animati e inanimati. Alampi, attraverso la sua ricerca curatoriale, racconta i metodi utilizzati per nutrire e stimolare i processi di immaginazione sociale, politica e naturalmente culturale.

Durante il talk Antonia Alampi parlerà di The Imaginary School Program, da lei diretto per l’organizzazione Beirut al Cairo (dove è stata curatrice tra il 2012 e il 2015), un progetto di ricerca sui flussi economici che determinano e caratterizzano il contesto dell’arte e soprattutto i suoi lavoratori precari, chiamato Future Climates. Si parlerà inoltre delle attività di SAVVY Contemporary a Berlino, che co-dirige dal 2016, uno dei più importanti spazi espositivi in Europa soprattutto per quanto riguarda temi e pratiche artistiche che affrontano il post-colonialismo, la diversità culturale, l’anti-razzismo e il dialogo tra culture e filosofie non euro-centriche.

L’incontro prevede inoltre un focus particolare rivolto a uno dei suoi ultimi progetti: Geographies of Imagination, la mostra tenutasi a SAVVY Contemporary nell’autunno del 2018, a partire da una poesia scritta intorno alla seconda metà del diciottesimo secolo da Phillis Wheatley, la prima poetessa afro-americana, a essere pubblicata ed ex schiava, dal titolo On Imagination, dove l’immaginazione rappresenta un possibile spazio di emancipazione dalla schiavitù. Uno spazio necessario per proteggere una comunità dall’ignoto, conferendo al corpo che immagina sollievo, rifugio e un’utopia personale. D’altra parte, l’immaginazione ha giocato e continua a giocare un ruolo completamente diverso. Il titolo della mostra è infatti un riferimento agli scritti di Michel-Rolph Trouillot sulla questione delle false rappresentazioni, delle geografie immaginarie essenziali all’Occidente per la creazione dei suoi imperi narrativi, e per la sua riorganizzazione di significati indispensabile a legittimare la propria supremazia sull’altro da sé.

Antonia Alampi è storica dell’arte, curatrice e scrittrice Italiana che vive a Berlino dal 2016. La sua pratica curatoriale si è distinta per un’attenzione a settori di particolare “sensibilità”: il confronto fra culture diverse, la difesa dei diritti, il femminismo inteso come pratica decoloniale, le infrastrutture artistiche e la contaminazione dei linguaggi. Ha curato progetti in diverse istituzioni internazionali tra cui: Palais de Tokyo, Fondation D’Entreprise Ricard e Kadist Art Foundation (Parigi); Stedelijk Museum e de Appel Arts Centre (Amsterdam); Beirut, American University in Cairo, Townhouse Gallery e CIC (Cairo); Centre for Contemporary Art (Derry); 98weeks (Beirut); Camera Austria e Sterischers Herbst (Graz); CoCA (Torun); Museo Pecci (Prato); SAVVY Contemporary (Berlino); Viafarini (Milano); Studio Stefania Miscetti (Roma); e Galleria Astuni (Bologna); extra City Kunsthal (Anversa); Palais de Beaux Art (Brussels); Gothe Institut Karachi (Pakistan). Suoi testi sono apparsi su riviste tra cui Art-Agenda, Ibraaz, Arte e Critica, Flash Art International, Frieze, Mousse, e in pubblicazioni tra cui Réalités du commissariat d’exposition (ed. C.E.A.), Palais de Tokyo Magazine (ed. PDT), Performing the Insitutional III (ed. Kunsthalle Lissabon), Active Withdrawal (ed. Guangdong Times Museum) tra le tante ed oltre a libri editati da lei. Ha lavorato con artisti di fama internazionale e nazionale tra cui Ibrahim Mahama, Adelita Husni-Bey, Marinella Senatore, Jerome Bel, Jasmina Metwaly, Hassan Khan, Carlos Amorales, Jimmie Durham, Amos Gitai, tra i tanti, e di recente ha anche co-curato la prima retrospettiva in Germania di Harun Farocki.